Naumachos - Storie di mare e di vento

Anno1984.10.04
Autore Bruno Vailati
Categoria Filmografia e Discografia
TipoTelevisiva
Pescherecci d'alto mare, pescatori a strascico, di frodo, pescatori di spugne, subacquei corallari, tonnaroli: il mondo colorito e tipico della gente di mare di Sicilia fa da sfondo alle vicende di Franco (Mario Adorf) nello sceneggiato di Bruno Vailati.

Descrizione

Anno 1984.10.04. Autore Bruno Vailati. Filmografia e Discografia. Televisiva. Pescherecci d'alto mare, pescatori a strascico, di frodo, pescatori di spugne, subacquei corallari, tonnaroli: il mondo colorito e tipico della gente di mare di Sicilia fa da sfondo alle vicende di Franco (Mario Adorf) nello sceneggiato di Bruno Vailati.

L'immagine della versione Home Video (VHS) di "Naumachos" proviene da una versione redistribuita sul mercato estero con il titolo alternativo "I cacciatori di tesori".

Estratto dal "Dal diario del Naumachos" dei giorni di ripresa a Ponza:

Ponza, 2 maggio

Qui tempo bellissimo e tutto fila liscio come l'olio. Oggi sono di scena Antonio Cantafora e Nanni Bernini che devono risalire dall'acqua su uno scoglio, inseguiti da due squali. Nella comprensibile fretta, Nanni dà una ginocchiata contro la roccia e contrae una sinovite che lo mette a letto per una settimana. Nonostante i virtuosismi del direttore di produzione, che mette in programma tutte le scene senza Nanni, alla fine siamo costretti a fermare la lavorazione, con preoccupazione di tutti meno Antonio, che approfitta dell'inattesa vacanza per andare a pesca subacquea.

Ponza, 5 settembre

Sebbene ci siano ancora parecchi turisti in giro, diamo corso alle riprese subacquee. Oggi abbiamo girato il recupero di un carico di anfore romane che, in copione. qualcuno vorrebbe vendere al mercato nero. Le anfore, naturalmente, sono di scena, fatte da un vasaio di Terracina su un modello di anfora romana da noi fornito. Anche l'invecchiamento è stato curato bene, tanto bene che la Capitaneria di Porto si insospettisce e compie indagini per accertare che non stiamo veramente depredando un relitto archeologico in barba alle disposizioni di legge. Tutto si chiarisce in breve tempo, ma la voce che stiamo manipolando anfore antiche persiste e il nostro deposito, dove sono accatastate, è per due volte visitato dai ladri.

Ponza, 17 Settembre

Adesso abbiamo in programma il recupero dal fondo marino di una preziosa statua ellenica, nientemeno che l'originale dell'Apoxiomeno di Lisippo, del quale ci è pervenuta solo una copia romana, oggi in Vaticano. La preziosa statua, naturalmente, non è che un calco di quella in Vaticano, e per giunta un calco in plastica, perché un normale calco di gesso si scioglierebbe nell'acqua. Sottile e fragile come un guscio d'uovo, ci costa pene inenarrabili per collocarla senza danni. Quanto poi a seppellirla sotto la sabbia, mi auguro che nessun altro debba fare l'esperienza toccata a noi, scavando con pale e sorbone, dieci metri sotto, in una sabbia che franava ad ogni istante riportandoci al punto di partenza. Comunque ce l'abbiamo fatta, e per rendere la scena più ricca abbiamo posato vicino alla statua una colonna mozza e un capitello corinzio, di cemento, verniciati a mano. A lavorazione ultimata abbiamo recuperato la statua, ma abbandonato gli altri pesanti cimeli: un mese dopo un gruppo di sub milanesi ha annunciato la scoperta, su quel fondale, delle rovine di un tempio ellenico, e ci è voluto del bello e del buono perché si rassegnassero a una realtà molto più prosaica.

Ponza, 20 Settembre

Si approssima la sospirata fine di questa lavorazione. Siamo venticinque metri sotto, al lavoro sul relitto di Punta del Papa, una Liberty affondata nel 1944. Noi l'abbiamo arredata perché figuri come il relitto dell'Esperia, la nave che si dice trasportasse in Italia il tesoro del Negus, che non giunse mai a destinazione. Abbiamo messo in opera i pannelli col nome della nave e le paratie, una delle quali truccata per essere piegata e divelta da Nanni Bernini. Ma i guai cominciano quando dobbiamo portare in loco la cassaforte e il «tesoro», il Leone di Giuda d'oro massiccio. Il nostro è di cemento, trattato a porporina, ma pesa lo stesso ottanta chili (trenta nell'acqua). Quanto alla cassaforte, di lamiera, non regge ai colpi di un mare improvvisamente ingrossato e si sfascia. Tocca riportarla in porto per ripararla.

Ponza, 22 Settembre

Siamo finalmente pronti per girare le ultime scene. Abbiamo portato nel relitto la cassaforte riparata e il Leone di Giuda col resto del tesoro. Al momento di girare non si trova Antonio Cantafora, che ha approfittato dei lavori preparatori per andare a pesca subacquea qui vicino. Lo cerchiamo dappertutto, ma lui emerge solo mezz'ora più tardi, a trecento metri di distanza, esibendo con fierezza la cernia che ha catturato. Sfugge al linciaggio per miracolo, e anche perché ci serve ancora, ma ha scaricato il suo bibombola, e la ripresa è ancora rimandata...

-Bruno Vailati

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